Boutique, nuovo monomarca NeroGiardini
Le cose vanno abbastanza bene per NeroGiardini che proprio di recente ha inaugurato una nuova boutique a Milano. Un altro esempio di crescita nonostante la crisi economica che ormai, si spera, sia in dirittura d’arrivo.
Il famoso marchio di calzature e pelletteria, e nel caso qualcuno non lo sapesse, anche di abbigliamento, sabato cinque dicembre ha inaugurato un nuovo monomarca a Milano, in Corso Venezia 9.
Una negozio dalle dimensioni non indifferenti, ben 220 metri quadri distribuiti su tre livelli, all’interno del quale troverete tutte le collezioni di calzature e accessori NeroGiardini. Niente di meglio per i vostri acquisti natalizi: avrete modo di godervi qualche ora di shopping all’interno di questa boutique dall’aria molto minimalista che si caratterizza per ambienti molto neutri e sobri.














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Commenti (3)
NeroGiardini farebbe scarpe di lusso?
Ma siete fuori!!!
Proprio perchè è un prodotto volgare (pensato per il volgo) ed industriale è venduto a grandi quantità, la qualità è pessima e se credete che siano fatte in Italia… beh, allora anche gli asini sanno scrivere un blog!
Gentile Luigi,
l’articolo si trova su MyLuxury solo perchè volevamo mettere in risalto come in un momento di crisi economica acuta, Nero Giardini riuscisse ad aprire nuovi negozi.
La ringraziamo per il commento.
La Redazione
Gentile redazione, innanzitutto ringrazio per l’attenzione e chiedo scusa per la mia insolenza.
Essendo rappresentante di pellami pregiati ho avuto modo, dall’inizio della crisi economica ad oggi, di assistere personalmente alle difficoltà sostenute delle poche aziende calzaturiere italiane che producono eccellenza.
Mi ha urtato in primis vedere i tag “lusso” attribuiti a questo marchio come trovo scorretto l’uso del medesimo aggettivo attribuito ad altri produttori analoghi, ma questo può passare come punto di vista dato che, in Italia, se ne dà ormai un significato improprio.
In secondo luogo non c’è meraviglia nel vedere tali produttori oltrepassare indenni la crisi visto che essi hanno un forte appoggio bancario e non solo, potrei fare l’esempio di più nomi molto noti che hanno ottenuto, l’anno scorso, il congelamento dei debiti ai fornitori fino al 2012.
Dovreste stupirvi invece di quelle micro e piccole aziende (definite da Confartigianato “la spina dorsale dell’economia nostrana), che hanno fatto fronte alle difficoltà da sole, e sottolineo “da sole” perchè gli incentivi statali/regionali salvacrisi, dedicati al settore artigiano, sono inutili per queste attività al di sotto dei 10 dipendenti.
Fra queste molte sono terziste (già messe in ginocchio dalla concorrenza prima dell’est Europa e con la Cina poi) ma altre producono con un marchio proprio.
Ed è per la stima che nutro verso quest’ultima tipologia che mi sono stizzito.
Distinti saluti