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Cinque no e due sì per conoscere il Sake

Cinque no e due sì per conoscere il Sake
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    Cinque no e due sì per conoscere il Sake

    Dopo una cena insieme alla nostra amica Masumi di Osaka, sono giunto a una conclusione: noi italiani non conosciamo per niente il sake, anche se pensiamo di sì. Eravamo nel piccolo ristorante giapponese sotto casa nostra, dove servono piatti davvero giapponesi, senza contaminazioni italiane, né californiane né cinesi, tanto che il posto piace anche a una giapponese doc come Masumi. In questa occasione, pur essendo completamente astemia, ci ha illustrato e insegnato le meraviglie del sake e ci ha aperto a un mondo nuovo. Ecco quello che ho imparato.

    “E’ un distillato, un liquore come la nostra Grappa, il Whisky o il Gin”.
    Sbagliato, il sake è un vino a tutti gli effetti e come tale si ottiene attraverso la fermentazione.

    “Va bevuto a fine pasto, prima di alzarsi”.
    No, come i nostri vini è adatto ad accompagnare tutte le portate, anzi la sua versatilità e ricchezza sono tali da poterlo considerare una bevanda a tutto pasto.

    “Caldo, va bevuto molto caldo”.
    Altro errore perché la temperatura a cui viene servito è quella del vino bianco, cioè circa nove gradi.

    “Ha un’alta gradazione alcolica, come tutti i liquori”.
    Anche questo è sbagliato perché il sake ha una gradazione tra i 14° e i 16°, quindi supera il vino di uno o due gradi. Non è certo la potenza alcolica di un liquore.

    Ma veniamo anche alle note positive.

    “Gli abbinamenti fra cibo e sake sono maggiori rispetto quelli che si possono fare con il vino”.
    Giusto, perché le sue capacità di combinazione sono organoletticamente differenti da quelle del vino, che ha una base dolce-acida, il sake invece ha dolcezza e sapidità avendo come base l’umami che è il quinto gusto giapponese.

    Possiamo schematizzare dicendo che il vino interagisce con il cibo per contrasto, mentre il sake fa un’azione complementare. Il suo gusto è più tenue e non ha le punte acide del vino, ci sono quelli molto delicati, quelli più corposi, i non pastorizzati o non filtrati, quelli leggermente invecchiati. Ha una vastissima scelta e un’assoluta qualità che potrebbero allargare gli orizzonti anche all’Alta Cucina internazionale.

    “E’ relativamente economico, non è caro come certi vini”.
    Esatto, perché in genere va bevuto fresco e quindi evita le molte speculazioni relative ai prodotti da invecchiamento. Se si potessero evitare le maggiorazioni per l’importazione, il sake avrebbe un costo che parte dai 15 e arriva fino agli 80 euro per il prodotto in Magnum, quindi la spesa sarebbe molto concorrenziale rispetto al vino.

    Nel mondo la bevanda è ancora poco diffusa e in Italia lo è ancora meno che negli altri paesi. In Giappone i produttori sono circa 1350 e vogliono allargare i propri confini distributivi, visto che il consumo interno è quasi saturo. Ci sono quindi ottimi margini di crescita e diffusione in Europa. Da noi in particolare è nato il Milano Sake Festival per promuovere la conoscenza e la cultura del sake.

    Come avete letto, è un argomento pieno di storia e di storie, nel senso delle esperienze personali, che Masumi è stata bravissima a trasmetterci. Tra parentesi, con Masumi siamo amici perché abbiamo la stessa passione per il Tai Chi Quan, spesso ci alleniamo insieme e lei è una campionessa internazionale. Ma questo lo racconterò un’altra volta.

    E per finire, come avrete notato, un’ultima falsa informazione che Masumi ci ha svelato e noi Bellavitosi siamo pronti a correggere: sakè si scrive senza accento, sake.

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