Il mio muro è più verde

Riempire i muri di piante non solo per bellezza ma anche per aiutare l’ambiente: questa è la nuova speranza per chi vive in città. Fra giardini, orti e boschi verticali, l’ultima evoluzione è una parete che ripulisce l’aria in casa.

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    Il mio muro è più verde

    La voglia di riempire di piante la casa non ci è mai passata. Però nessuno di noi due ha il pollice troppo verde, le piante lo sanno e si vendicano. Così, quando abbiamo visto per la prima volta un’intera parete dove le piante crescevano in verticale, ci è sembrata un’idea bellissima, ma al di sopra delle nostre forze. Eppure ci piacerebbe. Viviamo in un appartamento di città, insediati come tanti dall’inquinamento. Aprire le finestre in certe giornate significa far entrare più smog che aria fresca.

    Il primo che ci ha pensato è un francese.

    Quai Braly Patrick Blanc

    L’idea delle pareti verticali è nata negli anni ’80, quando Patric Blanc, un giovane botanico ricco d’inventiva, alla Cité de Sciences di Parigi ricoprì di piante la parete di un museo.

    L’effetto spettacolare piacque subito a tutti e in particolare agli ambientalisti, perché con le piante l’atmosfera si alleggerisce di anidride carbonica e, sui muri, le piante fanno da isolante termico e fonico.

    Il successo fu tale che Blanc realizzò subito molte altre opere in tutto il mondo. Blanc ha realizzato i giardini verticali sulla facciata di un hotel a Champs Elysée. E se passate da Parigi in questi giorni, vedrete nel pieno della sua rigogliosità la parete di un anonimo palazzo in Rue d’Aboukir, che Blanc ha riempito di verde già alcuni anni fa.

    Rue-Aboukir-Patrick-Blanc

    Simbolo della biodiversità urbana, con le sue 376 diverse specie di piante, la bellissima facciata verde che Blanc ha realizzato al Museo Quai Branly guarda la Senna e fa eco alla diversità delle bellissime collezioni esposte nel museo. Lì, fra poco Blanc dovrà intervenire con nuovi lavori che tutti i parigini sono stati invitati a sostenere, con una donazione da scaricare sulle tasse.

    Blanc teorizza la possibilità che anche in città l’uomo possa vivere in armonia con la natura e non in un perenne stato di conflitto e costrizione. Come dargli torto?

    Sensibili anche loro al tema dell’equilibrio ambientale, gli inglesi si sono cimentati in un’impresa analoga a quelle di Blanc e anche a Londra c’è una parete verde verticale, al Rubens at the Palace Hotel.

    rubens-at-the-Place-Hotel-Londra

    In Italia, pochi anni fa, sulle pareti sono arrivati i boschi. Acclamata come un’idea architettonica rivoluzionaria, a Milano sono nati due famosi grattacieli residenziali dello Studio Boeri, chiamati appunto “Bosco Verticale”, dove la verticalità consiste negli ampi balconi piantumati con numerosi alberi ad alto fusto ed essenze arboree.

    L’idea del Bosco Verticale è quella di mettere in comune le -ingenti- spese condominiali in una gestione unitaria del verde sui balconi. Il progetto, riservato ai fortunati super-vip che possono permetterselo, è comunque un polmone verde di cui tutta la città può godere. E in questa stagione è bello da vedere nel nuovo skyline di Milano questi due torri strabordanti di piante.

    Il verde verticale arriva anche dentro casa.

    Bosco Verticale Stefano Boeri

    Ma torniamo a noi. Noi non abitiamo nel Bosco Verticale, come forse avrete capito, ma in un normalissimo appartamento dove tentiamo di far crescere sul balcone delle normalissime piante in vaso. L’impresa di avere tutta una parete di verde pensiamo sia al di sopra delle nostre possibilità tecnico-pratiche e soprattutto delle nostre ambizioni ambientaliste.

    Sì, perché anche l’aria che si respira all’interno delle case può avere seri problemi di inquinamento. E noi lo sappiamo bene, vivendo in pieno centro città.

    Poi ormai è risaputo che, negli ambienti indoor della nostra quotidianità, respiriamo quotidianamente composti organici volatili che provengono da elementi insospettabili come vernici, colle, mobili e tessuti, stampanti, insetticidi, materiali da costruzione ma anche cosmetici, deodoranti, prodotti per pulire la casa e…aiuto!

    La World Health Organization (WHO) ha stimato che i gas volatili all’interno dei locali in cui si vive causano il 2,7% del totale delle patologie, con più di 1,6 milioni di morti all’anno. Una media preoccupante.

    Per questo, anche negli interni delle case si stanno diffondendo le pareti di verde verticali. Oggi esistono diverse soluzioni proposte dai vivaisti.

    Ma anche queste hanno bisogno di cure, impianto d’irrigazione, trattamenti speciali sui muri e sui pavimenti contro le perdite d’acqua. La vedo dura per il nostro pollice nero.

    Di diverso ci sono le Cleaning Stations, particolari “quadri” modulari da appendere al muro, che sfruttano la capacità di una specie di pianta della famiglia delle Bromeliacee, la Tillandsia.

    La letteratura scientifica ha attestato che le Bromeliacee hanno una capacità di assorbimento di sostanze inquinanti che raggiunge 0.2 milligrammi per chilogrammo di pianta ogni mese. Queste simpatiche piantine sono fra le più efficaci nell’assorbire i composti chimici nocivi (gas volatili, PAHs, VOC).

    Le Tillandsie provengono dal Centro-Sudamerica e sono piante molto facili da gestire: non hanno radici e vivono nutrendosi di scambio gassoso, di rugiada e del pulviscolo atmosferico che viene catturato dalla “peluria” (tricomi) delle foglie. Non hanno neanche bisogno di reti per aggrapparsi, di terra o di un impianto idrico.

    Un quadro da appendere, e via.

    Cleaning-station

    Le Cleaning Stations sono progettate dallo studio Urban Symbiosis Design e si appendono al muro, con moduli progettati per inserire le piante in sospensione. Sono quindi una bella evoluzione rispetto alle pareti verdi, più complesse da gestire e da mantenere in buona salute. Almeno per noi.

    Hanno solo bisogno di una buona esposizione alla luce e poca esposizione al sole, lontano da caloriferi, dall’aria condizionata e possibilmente con una buona umidità.

    Le piante vanno bagnate con regolarità, nebulizzando le foglie una volta a settimana o al mese, secondo la specie della pianta. Persino noi possiamo farcela.

    Cleaning-station 2

    Poiché le Cleaning Station oltre alle piantine contengono anche un breve messaggio, alla fine somigliano anche a un’istallazione d’arte. Insomma, una politica di design bello da vedere ma anche consapevole ed eco-compatibile.

    Enzo ed io, davanti alle nostre piantine rinsecchite sul balcone, ci guardiamo speranzosi. Che sia questa la soluzione adatta a noi?

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