Ile de Ré, rifugio chic tra ostriche e maree

Una vacanza d’inizio estate: un'isola affacciata sull'Atlantico dove la natura selvaggia si confronta con un understatement aristocratico e selettivo.

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    Ile de Ré, rifugio chic tra ostriche e maree

    L’idea ci è venuta all’inizio dell’estate scorsa. Eravamo un po’ in dubbio se arrivarci dall’Italia o se invece farla un po’ più strana, passando da Parigi. Alla fine abbiamo scelto la seconda ipotesi. Vogliamo sentirci anche noi come quei tanti parigini che in estate e nei fine settimana abbandonano il traffico della città e con appena tre ore di TGV si ritrovano alla stazione di La Rochelle. E infatti li incontriamo tutti in treno, concentrati nella lettura del loro e-book, o impegnati in conversazioni a mezza voce. Non sono bellavitosi come noi, ma piuttosto bobos – abbreviazione di bourgeois bohèm – cioè intellettuali, musicisti, scrittori e varia umanità dal piglio sofisticato e snob. Dopo essere arrivati a La Rochelle, in auto si attraversa un lungo ponte di tre miglia, ed eccoci tutti lì all’ora dell’aperitivo, su quel lembo di terra allungato tra le onde dell’Atlantico, nella regione della Charente Maritime.

    Siamo sull’Île de Ré, rifugio elitario dove si vive a contatto con una natura estrema e ancora intatta, fatta di silenzi, vento, versi di uccelli, saline, maree, ostriche, boschi e tanto altro. Un contesto aspro e selvaggio, certo. Ma molto apprezzato da un turismo estremamente ricercato e chic, appunto come quello di certi parigini.

    Ma anche noi bellavitosi, bon vivant in stile italiano, abbiamo vissuto qui un’esperienza abbastanza inusuale e affascinante, così lontana dalle nostre abitudini mediterranee.

    Sì, perché è proprio l’oceano a farla da padrone, qui all’Île de Ré. Niente locali notturni alla moda, ritrovi mondani e insegne al neon. Solo un totale rispetto della natura isolana, che gli abitanti da sempre difendono strenuamente.

    La cosa che colpisce prima di tutto sono le casette bianche con i giardini fioriti, concentrate nei dieci piccoli villaggi dell’isola. Costruzioni chiare, tutte di un piano, così come ha voluto imporre da tempo una legge urbanistica molto severa e che dal 2015 stabilisce che nulla di nuovo venga più edificato.

    Ma l’isola offre molto di più. Il Phare de Baleines ad esempio, il faro più alto di Francia costruito nell’800 e che domina la punta nord ovest dell’isola. O le dune della lunga spiaggia di Trousse Chemise. O il vivace porticciolo di Saint Martin, con le fortificazioni create nel 600 da Vauban, architetto del Re Sole. O il borgo di Ars en Ré, classificato tra i più belli di Francia.

    Fra queste e molte altre attrazioni turistiche, il bello di una vacanza a l’Île de Ré rimane comunque quello di assorbirne i ritmi e le abitudini, come se fossimo parte del clan dei suoi habituées. Qui di seguito vi elenchiamo alcune cose da non perdere.

    Pescare è una passeggiata

    Nella zona settentrionale dell’isola si concentra il maggior numero di antiche saline, molte delle quali oggi sono state trasformate in allevamenti di ostriche. Le grandi insenature con la bassa marea creano isolotti e pozze d’acqua che diventano veri e proprie concentrazioni di pesci e molluschi di tutti i tipi.

    Con la bassa marea si vede tanta gente, adulti e bambini, spingersi verso il mare per centinaia di metri, saltellando fra una roccia e l’altra sul pelo dell’acqua. Sono gli appassionati della pesca a piedi, uno dei più diffusi passatempi dell’isola. Armati di retine e cesti raccolgono cozze, vongole e cannolicchi, oltre a cuori eduli, pettini, cappe, scampi, gamberetti rosa e grigi, granciporri, striglie.

    Non conoscete tutte queste specie di molluschi e crostacei? Allora questa è un’altra ragione per cimentarvi come abbiamo fatto noi in questa esperienza. Attenzione però: prima informatevi sulle regole da rispettare, se no sono multe salate.

    A cavallo o in bici attraverso le riserve naturali

    Intrecciate fra boschi, spiagge e villaggi, sull’isola si contano circa 93 chilometri di piste ciclabili, oltre a innumerevoli percorsi a cavallo.

    Pedalare respirando la brezza del mare e il profumo dei pini, lungo sentieri deserti, è un’esperienza rigenerante. L’unica folla che abbiamo incontrato noi è stata quella di migliaia di uccelli migratori nelle varie riserve protette. In bici siamo arrivati attraversando borghi sperduti e zone palustri, fino allo spettacolo de la Pointe du Grouin, protesa verso il mare tra riflessi di acquitrini e maree.

    Se invece preferite andare a cavallo, potrete lambire le onde sulle lunghe spiagge di sabbia bianca durante le ore di alta marea.

    Aperitivi sul mare al tramonto

    55876651   chocolate cake and glasses of wine. selective focus.

    L’immancabile rito serale di ogni isolano doc è scambiare chiacchiere davanti a un bicchiere, nei riflessi del sole che scende all’orizzonte. L’aperitivo per antonomasia a Île de Ré è il Pineau, che non ha niente a che fare col nostro Pinot.

    Già degustato alla corte del re Luigi Filippo intorno al 1830, il Pineau de Charente è un vino amabile, poco conosciuto in Italia, che nasce dal mosto cui viene bloccata la fermentazione, con l’aggiunta di cognac. L’uso del Pineau è diffuso in tutta la regione di Charente, inevitabile che ve ne propongano l’assaggio.

    Per godersi un buon bicchiere di Pineau fresco insieme a un piatto di moules marinières, il ritrovo più alla moda è Les Frères de la Cote, una cabane molto semplice e accogliente sulla spiaggia de La Grange.

    Le cozze agli aghi di pino

    Se non avete problemi a sporcarvi le mani mentre mangiate, consigliamo di provare in qualche localino sulla spiaggia l’eclade de moules.

    Prima di mangiarle, sarà prima di tutto uno spettacolo guardare come si preparano. Almeno così è stato per noi.

    L’eclade de moules di solito si prepara all’esterno, disponendo le cozze in modo rigorosamente ordinato su un piatto di pietra, in cerchi concentrici. Sopra le cozze si mette un cumulo di aghi di pino piuttosto alto e abbondante. Un colpo di fiammifero e… whom! La resina degli aghi accende il fuoco all’improvviso, in una fiamma che dura pochi minuti prima che incenerisca tutto e si spenga. Le ceneri leggere vengono spazzate via e, sotto, le cozze sono tutte aperte.

    La pietra viene portata al tavolo così com’è, calda di brace. E così come sono si mangiano le cozze, nere di fumo ma fresche e intense di sapore, prendendole con le mani dall’esterno del cerchio fino al centro.

    Un’esperienza che abbiamo goduto fino alla fine. Siamo o non siamo dei bellavitosi? Con le mani (e la lingua) neri di fumo sono anche i nostri vicini di tavolo. Saranno pure degli snob questi parigini, ma certi piaceri goderecci non se li lasciano scappare.

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