Spumanti italiani e Champagne, che differenza c’è?

Spumanti italiani e Champagne, che differenza c’è? Ecco un approfondimento sulle bollicine più amate dagli intenditori, le differenze, le tipologie e non solo

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    Spumanti italiani e Champagne, che differenza c’è?

    Da dove nasce la differenza fra champagne e spumante? Un viaggio fra diverse tavole di amici per scoprire e discutere se sono meglio le nostre bollicine o quelle d’oltralpe. “Allora, apriamo un po’ di bollicine?” la domanda è di prassi in questi giorni in cui siamo ospiti in casa di amici dalle parti di Orvieto. Ogni sera è la scusa per organizzare una cena con minimo una dozzina di invitati, tutti amici sparsi qui fra le vicine campagne umbre. Le bollicine si aprono al momento dell’aperitivo, poi proseguono a tavola dove sono gradite specialmente fra le signore, e poi durante il dessert. Ma quando qualcuno porta ai padroni di casa una bottiglia di bollicine si apre il dibattito: meglio il Franciacorta che ha portato Tizio o quello Champagne dell’Haut-Marne portato da Caio?

    champagne spumanti

    Ne facciamo una questione di gusto?

    Tutti sono liberi di bere tutto, ma onestamente solo un palato abituato è in grado di capire se sta bevendo uno Champagne o un buon spumante. Questo perché, così come ci sono gli Champagne, ci sono anche degli ottimi spumanti.

    E allora? Allora, ci spiega Tizio che ha portato il Franciacorta, le differenze esistono prima di tutto dal punto di vista legislativo. Perché per legge non si può chiamare Champagne nulla che non sia prodotto in quella regione della Francia che porta lo stesso nome: infatti i vini frizzanti prodotti anche pochi chilometri più in là dal confine regionale si devono chiamare Crémant. In Borgogna ad esempio ci sono ottimi Crémant.

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    Quindi, Champagne e spumante sono la stessa cosa?

    In Italia si producono eccellenti Spumanti e la Francia può vantare favolose etichette di Champagne. Ma non sono esattamente la stessa cosa. Vediamo quali sono le differenze.

    Lo spumante si beve fin dai tempi dei Romani, che lo ottenevano fermentando il vino insieme a mosto cotto e uva passa. E piaceva fino al punto che nel Rinascimento, sempre in Italia, l’arte di fare vino frizzante è stata applicata in diverse varietà di preparazione.

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    Solo dopo due secoli si è capito che è grazie ai lieviti fermentati che si producono le bollicine, perché i lieviti trasformano gli zuccheri in alcool e anidride carbonica.

    La Francia ci arriva nel 1670, quando il monaco Pérignon (sì, quello del Dom), in quella regione della Francia settentrionale chiamata Champagne, scopre quasi per caso come trasformare il vino fermo in ottimo vino frizzante, selezionando le uve migliori e il territorio ideale per coltivarle.

    La stessa procedura si diffonde anche in Italia, dove da secoli si producevano già vini frizzanti, ma stavolta identificando i territori e le uve migliori.

    Oggi, si chiamano spumanti i vini frizzanti che provengono da qualsiasi territorio e da qualsiasi vitigno. Non solo in Italia, ma anche nel mondo: in California, Spagna, Australia, Cile per esempio. Certo, i migliori sono quelli che si attengono a un preciso disciplinare di produzione, come appunto quelli della zona di Franciacorta in provincia di Brescia. Gli spumanti possono essere prodotti con metodo classico, cioè quello dello Champagne, detto champenoise. Oppure con il metodo Martinotti-Charmat, chiamato anche metodo italiano, che consiste nel rifermentare il vino in una grande autoclave.

    E’ spumante anche il prosecco, la cui peculiarità è di essere prodotto esclusivamente in alcune zone del Trentino, Veneto e Friuli Venezia Giulia da particolari uve e solo con metodo Charmat, cioè attraverso una seconda fermentazione in vasche d’acciaio inox e non in bottiglia.

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    Anche lo Champagne è uno spumante, ma può vantare questo nome perché deve rispettare rigide regole che ne tutelano la produzione.

    Perché lo Champagne è così speciale?

    Come si diceva, è la legge che in Francia tutela l’origine dello Champagne. E anche questo contribuisce a garantirne la qualità e a far crescere il suo prestigio e di conseguenza anche il costo.

    La nomea dello Champagne è dovuta alla rigida restrizione riguardo al metodo e alla zona di produzione.

    Per fare lo Champagne si utilizzano solo precise varietà d’uva, come il Pinot Noir, il Pinot Meunier e lo Chardonnay. Questi vitigni si estendono su 76.000 acri, in 319 villaggi della regione e sono coltivati esclusivamente in lotti di terreno registrati delle zone della Marna, dell’Aisne, della Seine-et-Marne e della Haut-Marne, intorno a Reims.

    Per fare lo Champagne queste uve vengono fermentate separatamente, in proporzioni diverse e questa miscela viene chiamata cuvée. Le diverse combinazioni del cuvéé stabiliscono la struttura, l’aroma e il gusto di ciascun Champagne.

    Uno Spumante può essere all’altezza di uno Champagne. Ma non sempre.

    La differenza sta quindi nel fatto che mentre per produrre lo Champagne bisogna rispettare regole e cavilli stabiliti dai francesi, che hanno determinato precisamente la zona in cui deve essere prodotto, per lo spumante non è così.

    Lo spumante può essere prodotto rispettando esattamente lo stesso metodo e utilizzando uve selezionate, come per lo champagne, ma può essere fatto anche con miscele completamente diverse. Quindi può avere qualità diverse, in una gamma infinita di gusti, qualità e ovviamente di prezzo.

    E sempre parlando di prezzo, si sa che uno champagne può essere pagato anche migliaia di euro. Per un ottimo spumante il costo invece è più ridotto e comunque non raggiunge mai cifre altrettanto astronomiche.

    Alla fine, cosa scegliere?

    Se si va in casa di amici e si vuole fare un figurone, una bottiglia di Champagne è sempre una sicurezza.

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    Se gli amici sono intenditori, apprezzeranno anche una bottiglia di Spumante DOC pregiato, prodotto da uve di alta qualità. Lo dimostra il fatto che lo spumante prodotto dalle Cantine Ferrari è stato eletto miglior vino frizzante del 2017 nel concorso internazionale ‘The Champagne & Sparkling Wine World Championships’, superando nella classifica altri blasonatissimi Champagne.

    Per fortuna abitiamo in Italia.

    Nelle enoteche italiane esistono diverse etichette di ottimi spumanti in grado di

    occupare con grande autorevolezza le tavole più raffinate, esattamente come lo Champagne.

    Anche per questo nel nostro paese l’abitudine di bere spumante diventa spesso una scelta vincente anche per un uso più quotidiano e meno straordinario, non solo per

    il momento dell’aperitivo, ma anche per accompagnare un antipasto, un primo piatto e un piatto di pesce.

    E se poi questo spumante è uno Champagne, non rimane che brindare dicendo “Santé!”, come abbiamo fatto l’altra sera a Orvieto. Anche se, finito lo Champagne, abbiamo attaccato col Franciacorta.