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Chiara Ferragni torna sui social dopo il proscioglimento per il Pandoro Gate

Chiara Ferragni torna sui social dopo il proscioglimento per il Pandoro Gate
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Nelle ultime ore, Chiara Ferragni è tornata sui social dopo essere stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata per il Pandoro Gate.


Chiara Ferragni nelle ultime ore è tornata sui social in seguito al proscioglimento dall’accusa di truffa aggravata per il Pandoro Gate: ecco che cosa ha detto.

Chiara Ferragni prosciolta dall’accusa di truffa aggravata per il Pandoro Gate

Nei giorni scorsi, l’imprenditrice digitale ha ricevuto la sentenza che sperava di ottenere per il processo penale dall’accusa di truffa aggravata per il Pandoro Gate: è stata così prosciolta da ogni accusa in quanto “non c’erano le basi per portare avanti un procedimento penale“. Dopo la sentenza, Chiara Ferragni è tornata sui social e ha deciso di rompere il silenzio su quanto accaduto nell’arco di questi ultimi due anni. In un lungo post pubblicato sul suo profilo Instagram, ci ha tenuto a fare chiarezza sulla sentenza ricevuta e sulla sua posizione alla luce di quanto accaduto e dell’esito finale del procedimento penale, sottolineando che appunto non c’erano neppure le basi e le premesse per procedere a livello penale e portare avanti un processo.

Il post sui social

Ecco che cosa ha scritto: “Il mio procedimento penale si è chiuso ieri con un proscioglimento. Il giudice ha stabilito che non c’erano nemmeno i presupposti per un processo penale. E’ una frase semplice, tecnica, definitiva sul piano penale. Ed è giusto partire da qui. Questi due anni sono stati a dir poco complessi. Non perché avessi dubbi su me stessa, ma perché vivere sotto giudizio continuo, senza poter rispondere, senza poter spiegare, ti mette alla prova in modo profondo. Mi sono sempre presa la responsabilità per ciò che riguardava la pubblicità ingannevole. Ho capito che era stato un errore, ed era giusto riconoscerlo. L’ho fatto: ho pagato, ho corretto, ho chiesto scusa. Il mio cachet in quelle operazioni era fisso, non guadagnavo in base alle vendite. Ero all’apice della mia immagine e del mio lavoro. Non esisteva alcun motivo, né economico né sensato, per cui io potessi voler ingannare qualcuno. La decisione di ieri non è una “assoluzione a metà” come qualcuno ha tentato di far credere. E’, se possibile, qualcosa di ancora più chiaro: significa che questo processo, così come era stato costruito, non aveva nemmeno i presupposti per esistere fino in fondo“.