Roma torna a essere punto di riferimento per la sperimentazione creativa con Petit Déjeuner en Enfer, progetto visivo che mette in dialogo moda, cinema e ricerca performativa. L’evento, in programma venerdì 15 maggio dalle 20:00 alle 21:30 presso il Core – Backstage Hub Roma, propone un’immersione nell’estetica glamour degli anni Cinquanta riletta attraverso codici contemporanei e atmosfere noir.
L’accesso è su invito e il progetto nasce dalla collaborazione tra LabCostume e la creative director Sofia Crescenzo, all’interno del percorso artistico EK-STASIS. Al centro della scena ci sono abiti autentici d’epoca provenienti dalla collezione privata del designer Emiliano Sicuro, custodita negli archivi di LabCostume. Non si tratta di semplici capi vintage, ma di pezzi originali che raccontano la sartoria teatrale e cinematografica italiana attraverso materiali, linee e lavorazioni artigianali.
L’esperienza punta a costruire un immaginario preciso: silhouette scolpite, styling rigoroso, richiami al cinema classico hollywoodiano e figure femminili costruite come moderne dark ladies. L’obiettivo non è la nostalgia, ma la reinterpretazione contemporanea di un linguaggio estetico che continua a influenzare moda, fotografia e cultura visiva.
LabCostume e il valore degli abiti d’epoca
Dietro l’evento c’è il lavoro di LabCostume, centro di formazione specializzato nella sartoria teatrale e cinematografica fondato nel 2006. La realtà romana si occupa di formazione professionale legata al costume, alla manifattura artigianale e alla progettazione creativa per cinema, teatro e moda.
Negli anni LabCostume ha costruito un’identità riconoscibile nel settore grazie a corsi base, workshop e master avanzati rivolti sia a principianti sia a professionisti. L’obiettivo dichiarato è preservare il patrimonio artigianale italiano adattandolo alle esigenze contemporanee dell’industria culturale e audiovisiva.
In Petit Déjeuner en Enfer questo approccio emerge soprattutto nella selezione degli abiti. I capi appartenenti alla collezione privata di Emiliano Sicuro diventano strumenti narrativi oltre che elementi estetici. La scelta di utilizzare abiti originali degli anni Cinquanta contribuisce infatti a costruire un’atmosfera credibile e coerente, lontana dalla semplice ricostruzione scenografica.
Il progetto valorizza dettagli sartoriali tipici dell’epoca: vita stretta, linee strutturate, tessuti importanti e costruzioni pensate per enfatizzare postura e presenza scenica. È un linguaggio che richiama il cinema noir americano e il glamour hollywoodiano del dopoguerra, ma che viene riletto attraverso fotografia, performance e direzione artistica contemporanea.
La location scelta, il Core – Backstage Hub Roma, rafforza ulteriormente l’identità dell’evento. Situato nel I Municipio, lo spazio è conosciuto nel panorama creativo romano per ospitare produzioni artistiche, shooting e progetti interdisciplinari legati alla moda e allo spettacolo.
EK-STASIS e la visione creativa di Sofia Crescenzo
Il progetto rientra nel percorso artistico EK-STASIS, ideato da Sofia Crescenzo, studentessa di Scienze della Comunicazione e figura emergente nel panorama creativo romano. La sua esperienza nel fashion system, maturata sia davanti sia dietro le quinte, influenza l’impostazione del progetto, che lavora sul rapporto tra immagine, identità e rappresentazione.
Nel lavoro di Crescenzo convivono due dimensioni: quella della modella, attenta alla costruzione del capo sul corpo, e quella della direzione creativa, orientata alla narrazione visiva e alla coerenza del messaggio. In Petit Déjeuner en Enfer queste competenze si traducono in un’estetica precisa, costruita attraverso styling, scenografia e fotografia.
La ricerca sulla trasformazione dell’identità non è nuova nel suo percorso. Tra i progetti già realizzati compare anche “(S)parruccati”, iniziativa sviluppata durante la Rome Fashion Path e successivamente portata all’Ospedale Sant’Eugenio con il patrocinio dell’ASL RM 2. In quel caso moda e immagine erano state utilizzate come strumenti di riappropriazione personale e dialogo sociale.
Con Petit Déjeuner en Enfer, il discorso si sposta invece sul potere evocativo dell’estetica. Le figure femminili messe in scena diventano personaggi sospesi tra eleganza e inquietudine, costruiti attraverso riferimenti cinematografici, pose rigorose e un utilizzo attento della luce e del costume.
Roma continua così a confermarsi una città dove moda, cinema e sperimentazione artistica trovano nuovi punti d’incontro, soprattutto all’interno di spazi indipendenti e progettualità ibride capaci di coinvolgere giovani creativi, artigiani e professionisti del settore culturale.

