Tornato in onda lo scorso 8 gennaio in prima serata, Don Matteo conferma ancora una volta il suo status di serie italiana cult, arrivata ormai alla quindicesima stagione. Presente anche in questa stagione Raoul Bova, che veste nuovamente i panni di Don Massimo, affiancato dall’immancabile Nino Frassica nel ruolo del Maresciallo Cecchini. Una nuova stagione questa che non porta sul piccolo schermo solamente nuove indagini e misteri, ma anche un viaggio visivo che attraversa angoli pittoreschi, borghi medievali e scorci mozzafiato tutti italiani che meritano di essere scoperti e visitati. Perché Don Matteo, al di là della trama, è anche un inno al nostro bel territorio: una lente privilegiata per scoprire luoghi affascinanti (e spesso poco noti) del nostro Paese. Andiamo alla scoperta insieme di queste meravigliose location…
Dove è stato girato Don Matteo 15: le location da scoprire e visitare
In Don Matteo, se per molti anni il pubblico italiano è stato abituato a riconosce Gubbio attraverso gli inseguimenti del parroco detective, da ben sette stagioni è Spoleto a vestire i panni di protagonista silenziosa, il vero cuore della narrazione. Una scelta che ha trasformato la città in un personaggio a sé, parte integrante del ritmo narrativo e della costruzione dell’immaginario visivo della serie, che conserva sempre un forte un senso di pace e riflessione. Beh, allora non ci resta che scoprire meglio Spoleto e le altre location della serie…
Spoleto, la vera anima visiva della serie
Come abbiamo già detto prima, Spoleto non funge da semplice sfondo alla serie, ma rappresenta la vera anima visiva del racconto seriale. La città del Festival dei Due Mondi torna a essere un set naturale quasi cinematografico: le sue piazze monumentali, i vicoli medievali e le strade acciottolate accolgono la quotidianità della fiction con una naturalezza disarmante. È qui che si immagina Don Massimo sfrecciare sulla moto o il Maresciallo Cecchini discutere animatamente davanti a un bar, tra risate e intuizioni improvvise. Il rapporto tra produzione e territorio, negli anni, si è rivelato un caso virtuoso di cineturismo: non si visitano solo monumenti, ma i luoghi simbolo della storia televisiva, dalla piazza del Duomo alle vie attorno alla “caserma”. Insomma, venticinque anni dopo il debutto, Spoleto continua a dimostrare quanto il fascino della serie sia ancora saldo, sia per chi la abita sia per chi la guarda da casa.
La Piana di Castelluccio, con paesaggi che tolgono il fiato
L’altra faccia di Don Matteo è quella naturale, scandita dalle immagini aeree, dalle sigle e dai raccordi narrativi che mostrano l’Umbria più autentica e vera. La Piana di Castelluccio di Norcia rimane una delle location più iconiche, con la sua fioritura spettacolare e il senso di immensità che trasmette a ogni inquadratura. Questi spazi aperti non sono solo estetica, ma respiro narrativo: elevano la serie al di sopra del genere procedurale, trasformandola in un racconto più ampio, di spiritualità, lentezza e della riflessione di cui parlavo all’inizio. La selezione delle location, curatissima tra regia, scenografia e location management, punta spesso su chiese isolate, borghi poco noti e paesaggi dove il silenzio parla più di mille dialoghi.
Ciak anche nella Tuscia: da Monterosi a Nepi
Per questa stagione, le riprese si sono spinte oltre l’Umbria raggiungendo anche la Tuscia, toccando le città di Monterosi e Nepi. A Monterosi il cuore delle riprese si è concentrato su Via Roma e sulla chiesa di Santa Croce, fulcro di tre sequenze legate alle indagini di Don Massimo e dei suoi collaboratori. Qui le stradine del centro e le piccole piazze si sono trasformate in teatro naturale per le nuove vicende della fiction, offrendo un’ambientazione autentica e suggestiva. A Nepi invece la produzione si è mossa tra Via Matteotti, Piazza del Comune, Via San Pietro e l’affascinante Vicolo del Mattonato, dove sono state girate diverse scene ambientate nel passato del protagonista, quando era ancora un poliziotto. È in questi luoghi che la Tuscia entra con forza nell’immaginario della serie, aggiungendo un tassello storico e paesaggistico che arricchisce la narrazione e dona nuove profondità geografiche oltre il confine umbro. Un’espansione che non tradisce la natura della fiction, ma ansi l’amplifica ancora di più!

