Perché 16 euro per la pizza di Carlo Cracco non sono una follia

Che si tocchi tutto, ma non la pizza! Vien questo da pensare dopo aver visto le reazioni, di napoletani e non, davanti alla pizza pluristellata creata dallo chef Carlo Cracco e venduta nel nuovo Bristrot aperto in Galleria a Milano. Eppure spendere 16 euro per una pizza, non è così folle...

Pubblicato da Gaia Magenis Lunedì 12 marzo 2018

Perché 16 euro per la pizza di Carlo Cracco non sono una follia

Che la pizza margherita di Carlo Cracco sia diventata un caso nazionalpopolare non è una novità. I napoletani si indignano, i social si divertono e i puristi si ribellando davanti a un piatto che, dall’aspetto, potrebbe sembrare di tutto fuorché una pizza della tradizione. Certo, non sono stati solo gli ingredienti a far discutere e parlare, ma anche il prezzo considerato da molti, anzi moltissimi, quasi folle: 16 euro. Ma siamo sicuri che sia troppo?

Se gli scatti social davanti all’insegna del nuovo ristorante Cracco non si sono fatti attendere anche le polemiche non potevano essere da meno. Tutta colpa della pizza Margherita rivista e rivisitata dallo Chef stellato e venduta nella nuova location ad un prezzo non proprio popolare.

La pizza, come era prevedibile, ha scatenato l’ira dei napoletani che ne rivendicano la paternità e ha, quasi, costretto l’intervento di Gino Sorbillo che ha voluto sottolineare come la pizza di Cracco si discosta dall’originale partenopea ma, allo stesso tempo, ne ha elogiato i prodotti Stg, Dop, Doc utilizzati per crearla. Un vero e proprio piatto dell’eccellenza italiana di cui andare fieri.
https://www.facebook.com/ginosorbillouno/posts/10215734941875350?pnref=story
La ricetta della pizza Margherita della discordia si allontana di molto dalla classica che, poco tempo fa, è anche diventata Patrimonio Unesco; vede infatti l’uso di un impasto misto di cereali per renderla croccante, una densa salsa di pomodoro, fette di mozzarella di bufala a crudo e origano.
pizza cracco 16 euro
Ma la polemica non si è fermata alla ricetta: il prezzo sembra essere il vero problema, ma per noi non è così. Come già detto, all’interno del Bistrot di Cracco è possibile gustare questa rivisitazione al prezzo di 16 euro (coperto e servizio incluso), circa 4 volte più alto rispetto alla famosa pizza a portafoglio che potete mangiare tra le vie di Napoli.

Eppure il prezzo è più che giustificato ed è semplice capirne il perché. Siamo a Milano e non in quartiere periferico, ma al centro della Galleria Vittorio Emanuele all’incirca a cinquanta passi dal Duomo e dalla sua Madonnina oro. Che sia Marchesi, con la pasticceria a tema Prada, o lo storico bar Motta: qui è necessario pagare.

Vi basti solo pensare che una confezione di zuccherini da poco più di 400gr, gli stessi che trovavamo a casa della nonna, da Marchesi costa 15 euro. O che un caffè, dallo stesso Cracco, non costa meno di 2.50 euro.

Sicuramente la qualità fa la differenza, ma in posti del genere sono tante le varianti che influiscono sul prezzo: il nome, la location, la posizione e le stelle. Lo chef Vicentino ne avrà pure persa una per strada, ma rimane sempre e comunque Carlo Cracco.

Un’altra variabile da non sottovalutare è proprio la città: chi vive o passa da Milano sa bene che i prezzi non sono gli stessi di provincia o simili. La media meneghina, infatti, per un paio di pizze e due birre si aggira intorno ai 50 euro o più.

Basti pensare che, in zona navigli, è possibile pagare 12 euro per una pizza con cotto, stracciatella e fiordilatte. E attenzione, cambiando l’impasto c’è un sovrapprezzo di 1.50 euro.

Stiamo giustificando una Margherita a 16 euro? Assolutamente no, ma se si voglion toccare le stelle bisogna pur sacrificare qualcosa (portafoglio compreso).